DAL LIBRO DEL POLLINE

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QUESTI POLLINI CHE CI CURANO
a cura di Patrice Percie Du Siert

La dietetica si fonda su una concezione generale della salute e sulla fissazione di regole del regime dietetico in rapporto a questa concezione, prima di adattarle alle esigenze specifiche di ogni determinata patologia. In conclusione, la dietetica traduce in termini generali l’idea fondamentalmente giusta e saggia che si possono verificare delle situazioni tramite le quali la natura umana può raggiungere uno stato di salute, di perfetto equilibrio dove l’armonia si realizza e la bellezza si esprime ( Ippocrate )

PREFAZIONE

Mentre si affrontano ancora i sostenitori e i difensori della medicina ufficiale , sostituendo così le lotte sterili dei medici del re, dei barbieri, dei guaritori e altre streghe dei tempi lontani, l’essere umano in eterna ricerca di salute aspetta.
Confrontato con le aggressioni quotidiane, il nostro organismo sviluppa uno stress ossidativi vettore dell’espressione della nostra tipologia H.L.A. , vero e proprio programma iscritto a livello del nostro menoma e che determina l’espressione delle diverse patologie che segneranno la nostra “leggenda di vita personale”.
Nei confronti di questo processo inesorabile, le dispute accademiche, tanto arbitrarie quanto inutili, sterilizzano la nostra comprensione dei meccanismi di adattamento e sopravvivenza di tutte le strutture viventi sul nostro bel pianeta blu. Nell’epoca in cui i grandi di questo mondo si interpellano e si oppongono per tentare di soffocare i comportamenti di consumo eccessivo di energia e di distruzione delle risorse vitali della terra, le api hanno da lungo organizzato la loro vita comunitaria secondo un giusto rispetto dell’equilibrio relazionale dell’ambiente che garantisce la loro perennità. L’alveare, universo cittadino che ruota attorno a un centro, il più perfetto che ci sia, ha già largamente ispirato ingegneri aeronautici, architetti e altri urbanisti.
Dottore in agraria, innamorato dei fiori, Patrice Percie du Sert ha rapidamente scoperto una passione vera per quelle che li bottinano. Apicoltore avido di conoscenza, rispettoso di questi meravigliosi insetti e della loro organizzazione comunitaria, consacra la sua vita a loro fino a spossarsi e mettere la sua salute in pericolo. Ma la provvidenza della natura e le api gli forniranno le basi della sua sopravvivenza e nutrire la sua voglia di conoscenza. Questo lavoro ne è la più eclatante illustrazione e di sicuro non l’ultima.
Sulla scia del pr Rémy Chauvin, Pierre Moreau, Jean Seignalet e Henry Joyeux, rinforza le teorie che i suoi illustri predecessori hanno stabilito riguardo ai nutrimenti che la natura ci offre e il nostro buon funzionamento bio-psico-immuno-fisiologico.
Pagina dopo pagina, scopriremo un vero modello di genio architettonico, logistico, bioclimatico e nutrizionale, cosicché i fantastici sistemi di barriere contro l’inquinamento e contro le infezioni che questa società ronzante ha saputo costruire per sopravvivere nei millenni. Vi troviamo anche la traccia di questa straordinaria comunità di questa struttura vivente attraverso l’evoluzione descritta da Dorion Sagan e Lyn Margulis nel loro lavoro “l’Universo batterico”. Allora, prima di renderci conto di questo potenziale creativo e di adattamento straordinario, smettiamo di comportarci come dei predatori che non riflettono, irragionevoli e impulsivi, perversi e distruttori; miliardi di anni fa questo potenziale creativo di adattamento fu messo in pratica dalle prime cellule strutturali nate nelle profondità marine dei primi oceani.smettiamo di imporre alle specie viventi la nostra folle corsa alla sovrapproduzione, vettore a lungo termine causa della nostra distruzione, con il solo scopo di saziare la nostra fame, di appropriarci di un pianeta dove noi siamo forse solo inquilini furtivi. Dinosauri del presente, ricorderemo la lezione della scomparsa brutale di quelli che, a loro tempo, dominavano il mondo e che affascinano ancora oggi i bambini che siamo?
Semplice anello della catena dei viventi, dobbiamo imparare a riflettere sui nostri comportamenti di produttori e consumatori. Ogni giorno i segreti di questo ambiente protettore ci sono via via svelati. Non prelevare se non lo stretto necessario dovrebbe già fare parte della nostra politica di sopravvivenza. La nostra salute e la nostra stessa esistenza dipendono, oggi più che mai, da questo giusto equilibrio fra prelevamento e rigetto.
Questo libro ci spinge verso questa riflessione di estrema attualità, semplice finestra aperta su una parte infinitesimale di benefici e potenzialità del nostro “ambiente culturale” per mantenerci in salute o per recuperarla, queste pgine ci mettono in guardia.
Apriamo gli occhi, Madre Natura non ci appartiene. Tutt’al più ci offrirà la sua protezione se non la rovineremo. Dr. Bernard Moron

INTRODUZIONE

In un momento in cui ne avevo veramente bisogno, il polline raccolto dalle mie api fu un regalo di salute, da cui deriva l’origine delle mie ricerche sulle sue proprietà e la passione di condividerle. Ricerca e diffusione commerciale furono i miei fili conduttori. Tra questi due fili ci sono delle interazioni, ma mi sono sempre sforzato di non mescolarle. Il polline è un’introduzione a un grande tema sociale: proteggere la propria salute mediante l’alimentazione.
Malgrado il formidabile valore potenziale del polline, non lo presenterò come l’ “alimento miracolo” perché la sua azione è logica e non miracolosa. Non è solamente una medicina, ma la sua composizione lo rende piuttosto un alimento potente. In compenso guardiamo al polline con meraviglia scoprendo i diversi pollini, i meccanismi di azione nutrizionale, la coevoluzione della pianta e dell’ape selezionata da milioni di anni di evoluzione. Questo non è per me un accanimento dovuto alla passione.
Lo scetticismo metodologico è molto importante in un processo scientifico perché ci permette sempre di andare in fondo alle cose. Il piacere della conoscenza è allora molto accattivante. Questo atteggiamento mi fa sempre contestare tutto ciò che è fatto per tradizione e anche il corso delle mie stesse ricerche sul prodotto.
Certamente,molte pagine di questo libro saranno senza dubbio da modificare con il passare del tempo. Eppure il mio lavoro ha il merito di fare il sunto di ciò che penso nel 2002. contiene molte più domande che risposte, e spero che susciterà nuove idee in vista di altre ricerche.

CAPITOLO I
I pollini in mio aiuto

L’INIZIO DI UN’AVVENTURA

Il nettare, il profumo e la bellezza dei fiori non hanno che un solo scopo: attirare l’insetto che trasporterà il loro polline da un fiore all’altro. Questo cammino della natura che porta al mescolamento genetico più vasto possibile su un territorio è molto più complesso e perfetto di quello che può sembrare a prima vista. L’autofecondazione delle piante è bannata da diversi meccanismi psicologici. E’ la diversità genetica insita in una specie che le permette di adattarsi e di generare nuove specie.

ALLA BASE DI TUTTO

Marzo 1992. allertati da due infezioni polmonari successive trattate con antibiotici, i medici scoprirono un problema polmonare molto più grave. All’epoca avevo 450 alveari a Lot-et-Garonne. Il mio stato di salute non mi permetteva di seguire un’attività troppo movimentata. Dovetti rinunciare di seguire i miei alveari da una zona fiorita all’altra. Ero un apicoltore professionale e appassionato e rinunciare mi deprimeva profondamente.
Poi finì il mese di marzo, piovasco e capriccioso, con infine una settimana di sole, bella come un diamante. A 20 metri da casa mia, il mio alveare ospita le api regine più “vezzeggiate”: le capostipiti dell’ allevamento. E’ un abbraccio di attività. Le zampe posteriori delle bottinatrici sono cariche di bei “gomitoli” di polline giallo, grandi quasi come lenticchie. Le mie api raccolgono questo polline dai salici che costeggiano il ruscello. L’alveare è come un animale le cui cellule viventi sarebbero le api.
Il soffio lento che esce dagli alveari è come un respiro, portatore di un profondo odore caldo come la cera, dolce come il miele, pigmentato come l’odore di una formica. Questo soffio lento accompagna il concerto delle api. Questo non è il banale rumore dei loro spostamenti, ma è percettibile in tutto il corpo. E’ un canto gutturale, melodico e vibrante, come quello dei monaci tibetani. Il concerto emesso da ogni alveare indica la sua forza, la sua salute e la sua attività. Porta lo spirito in uno stato di vacuità favorevole a una grande intensità emotiva. I miei alveari mi portano un conforto comparabile a quello che una madre dona al suo piccolo: un rapporto di fusione, carnale, affascinante, a volte piccante!
Lunedì, alzo la porticina all’entrata degli alveari per fare passare le api attraverso la griglia che preleverà circa la metà del polline che portano. Il giorno seguente, martedì, ho già 50 grammi di polline in ogni trappola. Questo polline fresco è zuccherato e profumato. La consistenza pastosa, nel momento in cui viene messo in bocca, lascia posto all’ “untuosità” deliziosa sotto l’ attività della saliva.
E’ buonissimo, in un’ora l’ho mangiato tutto bevendo dell’ acqua. Il mercoledì, mentre sono all’alveare, le api vi entrano di nuovo in qualche istante. Il sole brilla, ma dietro alla collina piove, e le api lo sanno e ritornano prima della pioggia. Raccolgo il polline, rientro, piove a dirotto. Mi getto sul polline quasi golosamente come ieri. Mi sembra di non averne mai mangiato a sufficienza.

LA SORPRESA E LA SPERANZA

la settimana passa dolcemente, sempre con i pellegrinaggi giornalieri verso le mie api per dimenticare tutto e con le abbuffate di polline fresco fino a 100 o 200 grammi al giorno.
La settimana seguente mi sento veramente in forma, pieno di dinamismo. Non sto più nella pelle, sono pieno di idee e iniziative nella testa. Tutto ciò è successo in un colpo solo. Salgo sul mio furgone, fermo da più di tre mesi. Parto verso un alveare molto soleggiato, il mio affumicatore in mano. Comincio la visita di primavera, avevo perso l’interesse. Mi siedo su un alveare per riposarmi un po’. La posizione curva in avanti diventa subito faticosa perché in primavera gli alveari, non avendo il loro melari (magazzini per il miele) per la raccolta del miele, sono bassi e la schiena, durante la stagione invernale, ha perso la sua forza. Quel giorno, finisco il lavoro quasi come sempre. Ma tutto è cambiato. Questo pomeriggio di marzo mi ha riacceso una profonda speranza e un insaziabile desiderio di attività. Sapevo che la mia infezione polmonare poteva regredire spontaneamente, ma era impossibile in una settimana. Mi domandai cosa avesse potuto causare un cambiamento così brusco.

LA SCOPERTA

Il polline di salice che consumavo quotidianamente in grande quantità non mi avrà ridato questo stato di forma?
Ne dubitavo perché non lo consumavo per questo motivo, ma per vera ingordigia. Decisi di smettere di mangiarne. Poco tempo dopo, ricaddi nella stanchezza e nella depressione. Lo ripresi per qualche giorno, con lo stesso effetto esplosivo. Quello che stavo vivendo era difficile da credere e dovetti ricominciare tre volte prima di esserne completamente convinto.
Era ancora più evidente, in febbraio, quando avevo fatto la mia cura a base di polline secco, un boccale intero. Il gusto non era buono, ma l’avevo preso più per dovere e non ne risentii particolarmente.

LA VOLONTA’ DI CONDIVISIONE

Mi vinse un profondo desiderio di condividere questa esperienza. Era come se avessi visto un UFO a dieci metri: quanto bastava per essere ridicoli di fronte ai propri amici. Impossibile parlare di una cosa così incredibile e io non riuscivo a vedere cosa, nel polline fresco, potesse indurre un tale cambiamento. Restai pudicamente discreto nei confronti dei miei amici. Ne offrivo a tutte le persone affaticate o un po’ depresse che incontravo, e le osservavo, tutte ritrovavano il tono che avevano perso.
Per procedere con la condivisione bisognava passare alla diffusione, alla commercializzazione, cosa che, in sé, non mi attirava molto; ma era il mio cammino, bisognava seguirlo. La produzione si estendeva da marzo a giugno, e ancora non era regolare. Le api, per colpa della pioggia e del freddo, non raccoglievano più.
Congelato, il polline fresco contiene gli stessi principi attivi. Ma era praticamente invendibile, perché, all’epoca, non poteva essere diffuso in questo stato. Non poteva che scongelarsi per posta e in qualche ora scadere. Quanto ai magazzini dietetici, nel 1992, non erano equipaggiati di congelatori. Bisognava dunque sovrapporre due metodi di conservazione in modo che uno desse il cambio all’altro.
Da questa semplice idea nacque un metodo di conservazione brevettato: il polline veniva messo sotto azoto durante la congelazione, questo poteva permettere una grande diffusione con un prezzo abbordabile. Questo nuovo metodo è molto esigente; sei parametri: temperatura, umidità ecc…dovevano essere rispettati durante l’applicazione del procedimento per una sicurezza alimentare totale. Ciò permette di conservare e addirittura amplificare gli effetti benefici del prodotto.

LA VOLONTA’ DI CAPIRE

Bisognava che capissi quali elementi perdevano i loro principi attivi al momento dell’essicazione. I lavori erano pochi. Il professor Rémy Chauvin, celebre per le sue ricerche, il suo spirito curioso e il suo carisma, è sicuramente l’inventore del polline come alimento dietetico. E’ lui che espose le principali proprietà descritte nella sua antologia dell’ape. Il polline provoca nei topi un’accelerazione nella crescita dei piccoli, un aumento del tasso dei globuli rossi e un aumento della prolificità (più topini per portata).
Tutte queste ricerche, effettuate negli anni ’50, furono effettuate sul polline ancora umido, quindi che contiene ancora certi principi attivi. Quando Rémy Chauvin provò a commercializzare il polline, si scontrò con il problema della conservazione, una grande quantità di polline si degradò prematuramente, cosa che gli costò cara. Dall’altra parte gli provocò un immenso interesse per il polline. Gli apicoltori essendo persone coscienziose, lo seccarono in modo sufficiente affinché si conservasse.

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